Il Web 2.0 in azienda: da social network a social production.

Gli internauti in Italia sono sempre di più, quasi 25 milioni, e sul Web ci stanno sempre più tempo, una media di quasi 90 minuti al giorno. Dati (la fonte è Audiweb) inconfutabili circa l'ormai avvenuta maturità del media Internet nel Bel Paese, che sta crescendo anche sotto il profilo dell'utilizzo dei media digitali in antitesi a quelli tradizionali. E la rivoluzione Web 2.0? In atto pure quella dicono gli esperti della materia.

Secondo Social Technographics, il tool di Forrester Research che indaga sul fenomeno del social networking rilevandone dimensioni e abitudini, l'Italia non è indietro rispetto agli altri Paesi europei come si potrebbe facilmente pensare. Coloro che leggono i blog e fruiscono dei contenuti generati dagli utenti (tecnicamente si chiamano "Spectators") sarebbero infatti 10 milioni, poco meno di cinque milioni gli utenti della Rete che rispondono ai contenuti degli altri, postano commenti e partecipano ai forum (i cosiddetti "Critics") e circa tre milioni coloro che producono (e pubblicano) contenuti per le reti sociali e tengono un proprio blog (si chiamano "Creators"). Ma quanti di questi cavalcano il fenomeno del Web 2.0 in ottica aziendale, e quindi "postano" e commentano su blog aziendali (della propria azienda o di terzi) e partecipano attivamente alla vita di comunità parlando di business e perdita di competitività e non di musica, veline o quant'altro?

Dalle auto alle griffe di moda: quando Web 2.0 è sinonimo di business.


Il dato non sembra essere disponibile ma il messaggio che arriva dagli addetti ai lavori (Iab/Internet Advertising Bureau Italia, nella fattispecie) dice che sono già numerose le aziende che stanno cavalcando lo strumento per aprirsi un nuovo canale di comunicazione e interazione. Si parla insomma già a ragion veduta di Enterprise Web 2.0 per identificare una nuova veste dell'architettura informativa aziendale, si inizia a comprendere che il paradigma del social network sta evolvendo verso quello del "social production". Si va cioè verso un ambiente di interazioni che impone alle aziende di cambiare le regole di "ingaggio" per il lancio dei nuovi prodotti sul mercato, perché diventano preponderanti le indicazioni che arrivano (nella fase di sviluppo e ben prima dell'effettivo rilascio del prodotto stesso) dai consumatori, attraverso il canale Web. I casi della Fiat 500 o di alcuni modelli di scarpe Nike, i cui colori sono stati rivisti in corso d'opera sono solo gli esempi più noti. Prendiamo quindi il settore del fashion e guardiamo come i new media abbiano via via avuto sempre maggiore spazio e credibilità. "In passato – lo dice David Pambianco, Vice Presidente di Pambianco Strategie di Impresa, uno dei partner della nuova iniziativa on line WikiSap – l'approccio al Web era diffidente, ora sta cambiando, fermo restando che nella moda il marchio era ed è l'elemento chiave per imporsi sul mercato. Prima le case hanno indirizzato risorse verso un sito vetrina graficamente sempre più accattivante per valorizzare le collezioni e con un refresh molto veloce delle novità a catalogo; poi sono arrivati i video delle sfilate in tempo reale, quindi l'e-commerce. Tutti o quasi i grandi marchi hanno uno store virtuale e generano attraverso di essi milioni di euro di fatturato. In futuro si focalizzeranno sulle nuove modalità di comunicazione, sull'info-commerce per entrare in contatto con un pubblico più vasto, che prima di acquistare si informa on line. La grossa sfida per le aziende del fashion è quella di perseguire un processo di apertura e democratizzazione di un mondo che è sempre stato riservato e geloso dei suoi contenuti".

I new media, questo dicono convinti i sostenitori del Web, si portano inoltre appresso una serie di strumenti complementari (blog, wiki, siti dedicati, web advertising) che hanno dalla loro un vantaggio non indifferente rispetto a quelli tradizionali (indagini di mercato, pubblicità tabellari su carta stampata, spot in Tv): richiedono investimenti decisamente inferiori.

Autore: Gianni Rusconi

Fonte: ILSOLE24ORE.COM - 11 luglio 2008