» Riduzione del danno


"Stare fermi sporca di più"

In Italia la merce più tra­sportata è l'aria". Risolvere questo paradosso è la chiave per capire buona parte dei problemi del nostro Paese. E non solo. "Una buona logistica minimizza l'impatto dell'economia sull'ambiente ed è capace di trainare lo sviluppo sosteni­bile". A sostenerlo è Giovanni Leonida, ingegnere, uno dei maggiori studiosi italiani della materia, vicepre­sidente di Assologistica, l'associazio­ne delle imprese di logistica., magazzini generali e frigorife­ri, terminal portuali, interportuali e aero­portuali. "La logistica ha un forte impatto ambientale ma non ci sono alternative ­spiega Leonida ­siamo obbligati a scegliere il meno peggio: sacrificare una parte di territorio per ridurre il traffico, a volte, è necessario". Secondo Leonida i costi ambientali della con­gestione sulle strade, in termini di emissioni e consumi, sono assai maggiori di quelli provocati dalla costru­zione di nuove infra­strutture. "Non dimentichiamo che un mezzo fermo inquina molto di più di uno in movimento, poiché i motori a scoppio sono progettati per funzio­nare al meglio a regi­mi costanti". Puntare sui treni merci e sulle autostra­de del mare non sembra, dunque, sufficiente. "Ridurre l'in­cidenza della strada è una falsa solu­zione - sostiene Leonida - solo una piccola quota del traffico su gomma può essere portata in mare o sulle fer­rovie. Il 90% delle merci in Italia viag­gia su gomma Addirittura il 98% se si include anche il trasporto locale, ovve­ro gli ultimi 50 chilometri, Possiamo far scendere questa quota all'80-85%, è la media europea, ma non di meno. La vera sfida è quella di far viaggiare meno mezzi ma con più carico. In que­sto modo potremmo ridurre traffico e inquinamento e, allo stesso tempo, aumentare la velocità di circolazione, innescando un circolo virtuoso". La soluzione dei problemi logistici passa dall'ottimizzazione del riempi­mento dei mezzi. Una missione diffi­cile, visto che il nostro tessuto econo­mico è formato in gran parte da impre­se medio piccole, poco inclini alla col­laborazione. "Serve maggior collabo­razione tra te aziende - afferma Leonida - la frammentazione produt­tiva e geografica rende difficili gli spo­stamenti. E poi si trasporta troppo: le merci vengono spostate solo perché vendute. Ogni attore della catena commerciale ha il suo magazzino, il suo automezzo, il suo montacarichi". Un'analisi condivisa da un altro esperto, Giulio Aguiari, fondatore di Soslogistica, un'associazione che pro­muove la logistica sostenibile: "Bisognerebbe cambiare la cultura d'impresa, soprattutto tra le Pmi. Si parla tanto di logistica di distretto ma poi prevale la visione individuale. Le imprese agiscono da sole, non voglio­no far sapere dove sono i concorrenti e i fornitori. Ognuno si fa portare le materie prime e consegna i prodotti ai clienti in proprio. E c'è un eccesso di just in ti me". Secondo Aguiari, per aumentare tasso di riempimento dei mezzi e ottimizzare i flussi di trasporto bisogna puntare sui logistic provi­der, gli operatori che gestiscono la logistica per conto terzi. Anche Marina Melissari, amministratore delegato di Sgl Logistica, leader nei servizi integrati alle Pmi, è d'accordo: "Mentre le grandi aziende si gestisco­no i servizi logistici in proprio, le Pmi, pur generando il 92% del Pil italiano, non possono permetterselo: soltanto una su quattro dispone di un addetto alla logistica. Occorre condividere e razionalizzare, facendo circolare le informazioni prima dei camion".

I mezzi che viaggiano a vuoto sono, per la maggior parte, in conto proprio. Vengono, cioè, utilizzati diret­tamente dalle aziende: partono carichi - raramente del tutto - e tornano quasi sempre scarichi, effettuando un viag­gio a vuoto ogni due. "La quota di cari­co a vuoto del trasporto merci su stra­da in Italia è pari al 45% circa - dice ancora Leonida - secondo alcune ana­lisi, se migliorassimo la nostra logisti­ca potremmo scendere fino al 25%, risparmiando cosi 6 miliardi di euro di carburante. La riduzione delle emissio­ni cosi ottenuta, oltre a decongestiona­re le strade, velocizzare i tempi di con­segna e di conseguenza aumentare competitività dell'industria e migliora­re la qualità della vita, ci consentirebbe di rispettare il protocollo di Kyoto".

Alcuni esempi concreti testimonia­no che su scala locale realizzare buone pratiche non è impossibile. In Emilia Romagna, l'Istituto sui trasporti e la logistica, ha dimostrato che se 30 aziende dello stesso distretto unificano la logistica, possono risparmiare fino al 20% sui costi di trasporto. Sul piano nazionale, però, manca un disegno preciso e la politica non presta alla logistica la dovuta attenzione. "Servirebbe un interlocutore istituzio­nale, un punto di riferimento a cui rivolgersi quando ci sono problemi" conclude Melissari" .

Assologistica - G. Leonida